Irene Kung  – La trascendenza dell’immanente

E’ un ossimoro la fotografia di Irene Kung, una vera e propria contraddizione emozionale che ci fa vedere ciò che abbiamo tutti i giorni sotto gli occhi con sensazioni nuove.

Tutto appare familiare e diverso, destabilizzante. Sempre alla ricerca di sé stessa e dell’emozione che la pervade , usa dopo la pittura, lo strumento fotografico per esprimere i sentimenti più profondi che la caratterizzano.

Una fotografia intima, personale, fatta di momenti solitari e tempi lunghi in cui l’immagine , o meglio, l’emozione, prende forma dentro di essa e poi viene realizzata.

La tecnica, che sia digitale o analogica è un mezzo, come prima lo era il pennello.

Nelle sue immagini la memoria ci porta a riconoscere i soggetti fotografati e a ritrovarli nuovi. Cerchiamo dentro l’immagine figurata di ciò che stiamo guardando quello che abbiamo sempre visto e nel mentre, arriva forte e senza possibilità di fuga l’emozione che l’artista ha messo nel suo scatto.

Irene Kung ci narra della sua realtà, che a vederla così, ad occhi fermi, è la stessa della nostra, ma poi d’improvviso gli occhi si muovono e appare , potente, la sua emozione. Perché è con la parte più profonda di se stessa che lei scatta.

“Mi muove solo l’emozione, cerco di lavorare senza ragionare per seguire la mia emozione , al momento dello scatto ho una sensazione precisa del soggetto. Lavorando all’immagine nel mio studio, la riporto alla sensazione avuta sul posto. Mi interessa l’emozione, non il racconto”

Riporta tutto all’essenziale, toglie ciò che distrae per restituire il soggetto all’emozione primordiale che ha provocato lo scatto.

I monumenti e gli alberi fotografati dalla Kung, nei suoi più importanti lavori (La Città Invisibile e Trees ) nella banalità della loro scelta, fotografati da milioni di persone al mondo, restano tali e allo stesso tempo si trasformano, trasformandosi da luoghi comuni a luoghi dell’Anima.

Nelle immagini della Kung le città diventano un’unica grande città delle emozioni, dove le luci e le ombre indicano la strada verso un sé profondo e nascosto. In esse bisogna lasciarsi trasportare , scevri dal pregiudizio visivo a cui la memoria ci riconduce.

“ Il mio lavoro consiste in questo: tolgo ciò che non serve per far vedere il soggetto cosi com’è, come io lo sento. E’ intuizione, è irrazionale: Il razionale ci porta fuori strada, il sentimento no.”

In un mondo di chiaroscuri, la Kung è vera scrittrice della luce, ritaglia i suoi soggetti nel vuoto delle sensazioni e li sospende ad un giudizio emotivo che li rende luoghi oltre il reale, tra il metafisico e l’irraggiungibile.

Risolve con le sue immagini gli enigmi della sensibilità umana, rivela un mondo interiore vivo e prospero, come i suoi alberi, che in un immaginario giardino raccontano tutti gli stati d’animo dell’umana esistenza, assente in tutte le sue foto nella forma più comune, ma assolutamente presente in forma più viva, più intensa e sicuramente più vera attraverso le sue immagini oniriche e misteriose.

Regala sguardi nuovi , la fotografia i Irene Kung, resta dentro, in un’immanenza che ci confonde, che ci trasporta dal reale all’immateriale in una dimensione nuova in cui ci si abbandona prima e ci si interroga poi.

Con le sue foto ci impone il silenzio, la lentezza, alla calma. Per il tempo in cui le guardiamo abitua in nostri occhi alla bellezza, ma una bellezza non estetica, ma trascendentale. Quella bellezza che ci riporta all’essenziale, al vero, al puro, al sogno.

“Chi non sogna può perdere il filo rosso della vita, soprattutto quando è in difficoltà, perché sognare significa cambiare punto di vista.
Ho letto diverse autobiografie di persone che hanno sofferto molto nella loro vita e ho notato che ognuna è riuscita a sopravvivere perché sapeva sognare l’improbabile. Il sogno sembra superfluo in un mondo che cerca sempre maggiore efficienza, invece è una dimensione profonda e fondamentale per l’uomo”

In un mondo fatto di razionalità e superficialità , con le foto della Kung si riscopre la capacità di illuminare ciò che ha davvero valore, si impara a (ri)conoscere le emozioni profonde che toccano l’animo e si reimpara, perché no, a sognare.

Tutte le immagini riportate nell’articolo sono di esclusiva proprietà dell’autrore Irene KUNG.

 

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *