Richard Mosse e Aerochrome

Prima di parlare di Richard Mosse e Aerochrome, una breve prefazione.
Si legge e si vede (sfortunatamente), sempre più spesso una rincorsa ai megapixel e ad un digitale che permatta una post-produzione che riesca ad enfatizzare il risultato.
Questo non è certamente un comportamento da “demonizzare” di per se; purtroppo come in tante cose, quello che fa la differenza resta e resterà sempre nel bene e nel male, l’essere umano e l’utilizzo che fa degli strumenti che il progresso scientifico e tecnologico mettono a disposizione.
Una piccola prefazione, che sentivo di fare, proprio per introdurre un argomento a cui tengo molto, il concetto di Autore.

Nelle mie letture estive, ho rincontrato un Autore di cui avevo già letto in occasione della 55a Biennale di Venezia, Richard Mosse.
In quell’occasione fu presentato un suo lavoro dal titolo “The enclave” che come particolarità aveva soprattutto la scelta del mezzo utilizzato per realizzarlo.
Infatti Richard Mosse ha realizzato il progetto utilizzando una pellicola mai usata in campo artistico, la pellicola Aerochrome a raggi infrarossi, fin qui si potrebbe dire “nulla di nuovo, molti usano la pellicola a infrarossi” ed in parte è vero, ma! Aerochrome a raggi infrarossi, era una pellicola anno ’40 prodotta per scopi militari e la sua particolarità è di restituire la vegetazione in un surreale colore “ROSA” mettendo in forte contrasto tutto ciò che non è vegetazione.
Il progetto “The enclave” racconta della tragedia di un conflitto, che nella Rep. del Congo oltre 5 milioni di vittime, quella a danno dei Tutsi nei campi profughi.

Le immagini di Richard Mosse sono delle straordinarie opere d’arte.

Quando c’è un’Autore dietro la fotocamera, il risultato è palesemente indiscutibile.
La scelta di Richard Mosse di utilizzare la pellicola Aerochrome ha determinato la realizzazione di immagini, che benché siano un reportage, trasferiscono l’osservatore in una realtà surreale, insolita.

Ed in un mondo reale e virtuale in cui la maggior parte delle immagini sono crude dirette ed immediate, tale scelta è capace di farci fermare, ci blocca e ci porta in uno stato quasi di contemplazione.

Con la speranza di aver smosso la curiosità e la voglia di fare, ma soprattutto di sentire la fotografia.

Tutte le immagini riportate nell’articolo sono di esclusiva proprietà dell’autore Richard Mosse.
http://www.richardmosse.com/projects/the-enclave

 

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